Silver Lion 2015 - Venice Biennale

Leone d’Argento 2015
Biennale di Venezia

Garden Center Europa

Debutto, 15 marzo 2019 all’Obertura Spring Festival – L’Auditori.
Produzione tuttora in tournée.

Un seme. Tutto ciò di cui il seme ha bisogno per prosperare: terra, acqua, luce, musica, amore, democrazia, ascolto, sesso, cultura. Un fiore. Degli ideali, un progetto, un piano. La speranza di creare una comunità migliore. L’attuazione del piano. E il suo fallimento. L’umanità, la sua imperfezione, le sue debolezze. L’impossibilità di trascendere. Violenza, fuoco, ceneri. La rabbia, la disperazione. E poi, l’accettazione del fallimento. La tristezza, il lamento malinconico. Una pausa. Un momento di riflessione. E infine, guardarsi, accarezzarsi, baciarsi, sbaciucchiarsi, avere fiducia che tutto possa riemergere. Un seme.

Cosa significa la nona sinfonia? È impossibile sapere quali intenzioni avesse Beethoven quando l’ha composta. Tutto ciò che possiamo fare è estrarre congetture e per farlo dobbiamo tenere a mente il contesto del compositore. Negli ultimi anni della sua vita, Beethoven era già profondamente in sordità e questo fatto lo aveva portato ad allontanarsi sempre più dal mondo, spingendolo verso l’autoassorbimento. Inoltre, Beethoven era stato un appassionato difensore del progetto illuminato e delle promesse di Napoleone. Tuttavia, l’auto-incoronazione come Imperatore del Generale, la sua sconfitta e il conseguente riordinamento dell’Europa dopo la Restaurazione lo avevano portato a diffidare dei grandi progetti politici. E per chiudere il cerchio, a un livello più intimo, le sue continue delusioni amorose lo avevano trasformato in una persona sempre più emotivamente isolata. Eppure quell’uomo in apparenza asociale, disilluso, di brutto aspetto, peggior salute e un atteggiamento che alcuni consideravano misantropico, alla fine della sua vita ritorna dal suo isolamento non con un canto di odio, diffidenza o scetticismo, ma con l’opposto. Con la sua ultima grande opera, Beethoven propone un canto di gioia, di amore, di universalismo, di uguaglianza e fratellanza.
La lettura che proponiamo della nona sinfonia di Beethoven segue la logica dei suoi movimenti. Vediamo nella sinfonia un viaggio che inizia con la speranza messa in un progetto di trasformazione politica e vitale, che passa attraverso la delusione per la mancata realizzazione, che segue con l’accettazione di tale fallimento, e che culmina con una proposta di uscita, un ritorno alla speranza iniziale, ma modificata da quanto appreso nel processo.

Squadra

Creazione: Àlex Serrano, Pau Palacios e Ferran Dordal / Performance: Àlex Serrano, Jordi Soler e Vicenç Viaplana / Design delle luci: Cube.bz / Scenografia: Lola Belles e Àlex Serrano / Costumi: Lola Belles / Grafica: Gemma Peña / Videocreazione: Jordi Soler / Videoprogramazione: Vicenç Viaplana / Performer invitati: Núria Guiu, Pablo Rosal, Agnès Jabbour, Marc Cartanyà, Arantza López, Malcolm McCarthy, Anna Serrano, Tamara Ndong, Jofre Carabén van der Meer, Babou Cham e Raphaëlle Pérez / Consigliere musicale: Roger Costa Vendrell / Reggia tecnica: David Muñiz / Capo della produzione: Barbara Bloin / Produzione esecutiva: Paula Sáenz de Viteri

Una produzione di

L’Auditori de Barcelona per Obertura Spring Festival 2019

We love logos

Supporters Logos
Torna in alto